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    September 04

    soldatini


    Sopra il soffice verde tessuto del divano il ragazzo cominciò a schierare i suoi primi soldatini. In cima a un cuscino foderato di giallo egli piazzò una coppia di piccoli cannoni da campo. Puntavano contro la possente barriera di un paio di guanciali dicolore azzurro innalzati in verticale a formare, con lo schienale del divano, una muraglia quadrata. Dietro ad essa, come in un forte, stava la postazione degli ometti di plastica grigia.

        Attorno ai cannoni schierò poi dei marines col fucile spianato, con la mitraglia, pronti all’azione, pronti all’assalto della fortezza tedesca.

        Disposti gli americani ad uno ad uno, digradando in segreto dalla collina del cuscino fin giù alla seduta del divano, il ragazzo collocò i suoi piccoli tedeschi. Li mise nascosti dietro i cuscini della fortezza, i più a riposare o ad attendere alle loro faccende d’ufficio, alcuni, le sentinelle, li pose sopra i morbidi bastioni a far la ronda.

        Dalla stanza vicina proveniva il famigliare rumore dell’acqua che scroscia nel secchiaio e l’acciottolio nervoso delle stoviglie. Il canarino cantava a squarciagola.

        Tutto era pronto, e infatti gli americani si mossero verso la fortezza tedesca. Una cauta pattuglia di marines avanzò verso il forte, quattro uomini decisi, pronti a tutto. Si arrampicarono nel punto meno sorvegliato dei bastioni e con fulminea rapidità sgozzarono una sentinella grigia. Tutto bene. Come gatti nella notte si apprestavano all'azione, quando ad un tratto partì un colpo di fucile. La sorpresa era fallita. Dall’interno della fortezza, si udì il metallico clamore degli ordini: Actungh! Alarm! Schnell! Feuer!

        I quattro della pattuglia verde, individuati dai fari del forte, furono rapidamente abbattuti a colpi di mitraglia dai panzergrenadier.

        La fortezza si dispose tutta per resistere all’urto degli assalitori. Dalla collina partirono, infatti, come previsto i primi colpi di cannone.

        In pochi minuti la battaglia aveva già lasciato sul campo diversi soldatini. I più erano di colore grigio.

        Terminata la preparazione dell’artiglieria, gli americani reputarono di poter dare l’avvio all’assalto della fanteria. Non molti tedeschi dovevano essere sopravissuti di la dei cuscini.  Si trattava di finire uno sporco lavoro.

        I marines discesero la collina e si portarono in ordine all’ingresso della base nemica. Sicuri della vittoria ormai conseguita. Non appena i primi dei verdi furono entrati si scatenò un fuoco terribile. Ad uno ad uno gli americani cadevano di qua e di là del muro come birilli. La risposta americana fu altrettanto terribile, un fuoco parimenti serrato travolse i soldatini tedeschi. Un autentico massacro si stava compiendo.

        Il canarino smise per un istante di cantare, come impressionato dalla scena tremenda. E la televisione fu accesa, in tempo per la sigla del telegiornale. Una vespa finita per sbaglio in cucina, vi ronzava disperatamente e cercava il modo per tornarsene in giardino.

        La strage era al culmine. Mentre i piatti erano stati tutti lavati e il rubinetto taceva, solo pochi dei tedeschi erano sopravvissuti alla carneficina. Non molti erano gli americani, ma ricevettero l’ordine spietato di non lasciare vivo nessuno nella fortezza. E in effetti la fortezza era ormai conquistata. Gli ultimi cinque tedeschi avevano dovuto ripiegare, non visti, all’esterno di essa, ma avvistati infine da una pattuglia americana si videro costretti ad un’ultima disperata difesa. Lanciando granate e sparando a più non posso davano fondo a tutte le loro risorse.

        Pur casuale e di fortuna la trincea dei tedeschi, riparata dalle pieghe di una coperta di lana, fu loro favorevole, perché gli assalitori cadevano senza sosta sotto i colpi dei fucili. Solo uno dei grigi fu colpito e morì nel primo attacco.

    L’assalto tuttavia proseguiva, più feroce che mai; altri due tedeschi furono colpiti nella seconda ondata, ma appena dopo una loro granata raggiunse il bersaglio e fece balzare in aria, come uno solo, i corpi di plastica di ben sei soldati americani.

        La battaglia era finita. I due marines superstiti, i due soli salvatisi dalla strage, ricevettero l’ordine di ritirarsi, di abbandonare ritirare, il campo, e risalirono mesti la collina.

        I tre tedeschi rientrarono allora nella fortezza devastata. Non avevano ceduto.

        Intanto era finito anche il telegiornale: di altre guerre avevano parlato, storie di ebrei, di arabi, di palestinesi, storie di brigate rosse, di mitragliette e di carabinieri uccisi.

        Adesso però era la volta del film, così dalla collina fu tolta l’artiglieria, i morti finirono ciascuno dentro la propria scatola e i vivi furono rinchiusi con loro. Il ragazzo, rimesso in ordine il divano, ci si sdraiò sopra e attese l’inizio del film.